L’esperto risponde

L’esperto risponde: “Prevenire è meglio che curare…”

a cura della dott.ssa Florina Aloia. 

La saggezza popolare ci aiuta a comprendere delle verità che troppo spesso diamo per scontate. Negli ultimi anni vi è una maggiore attenzione su come si affronta un’emergenza. Durante il terremoto di Amatrice per la prima volta in Italia abbia sentito dai media parlare dello psicologo dell’emergenza. Ma chi è questa figura? É uno psicologo specializzato nelle tecniche di contenimento delle emozioni, valutazione del soggetto e soprattutto nella rilevazione dei bisogni. In un mondo che si basa sulla prestazione piuttosto che sulle competenze notiamo che le ansie dei neo genitori si manifestano su diversi fronti. Oggi il troppo leggere, il troppo informarsi o il troppo utilizzo di internet porta ad amplificare i dubbi e le non competenze (come la diatriba ciuccio si/no, ciucciare la mano/dito si o no). Un concetto su cui spesso mi soffermo durante il corso di pronto soccorso pediatrico è che ogni genitore conosce il proprio figlio. Banalità? Forse, ma sembra che non si riesca più ad accontentarsi della naturalezza dell’accudimento che nasce dall’esigenza del genitore di proteggere il proprio figlio e il bisogno del figlio di farsi curare. Perciò capita nella vita di assistere a delle emergenze e chiederci come intervenire. In particolare quando si tratta di piccoli esseri che ancora hanno bisogno del loro supereroe che corra in loro soccorso. Ogni adulto che deve accudire un bambino, di qualunque età, sa molto bene che i pargoli sono bravissimi in pochi secondi a ritrovarsi in situazioni molto pericolose. Quando si parla di neonato o bambino non bisogna confondere la fragilità, intesa come la non capacità di resistere agli urti, con la sua situazione oggettiva di debolezza. Infatti di fronte a un evento fuori dal comune tutti siamo fragili e deboli. Quindi, anche una cosa semplice come prendere il cellulare e sbloccarlo può sembrare molto più difficile ma se una voce fuori campo ti ricorda che il numero di emergenza può essere attivato anche senza il pin ecco che, forse, un frammento di ansia svanisce. É in questo senso che conoscere tecniche sia di pronto intervento (su febbre, convulsioni, manovre di disostruzione e massaggio pediatrico), sia psicologiche ( gestione dell’ansia dell’adulto e/o del bambino, come non far vivere eventi di emergenza come traumi, consolare il pianto “inconsolabile”) può creare una base sicura da cui trovare la forza per intervenire nel momento del bisogno. Altro aspetto su cui focalizzo l’attenzione dei genitori è che dalla loro reazione dipende il vissuto del figlio. Immaginiamo la classica situazione di un bambino che impara a camminare e cade. Vi è sempre una frazione di secondo in cui il pargolo guarda il genitore e aspetta di comprendere la sua reazione. Se l’adulto è sorridente, giocoso e sereno, probabilmente, il bambino non piangerà se non si è fatto male. Mentre accadrà l’esatto opposto se vede ansia, apprensione e paura. Ciò accade maggiormente nell’emergenza, poiché per il bambino chi lo aiuta a collegare la realtà interna ed esterna è il genitore. Quindi l’idea di divulgare e insegnare delle tecniche pratiche serve a portare l’adulto a concentrarsi sul fare e ciò costringe il genitore a reagire e non soccombere. Credo che la paura della solitudine sia il vero timore dell’emergenza. Perciò durante il corso si esorcizza quest’ansia nel contesto di gruppo il quale aiuta a rendersi conto che non bisogna affrontare tutto da soli. Si osservano le dinamiche di coppia e ci si focalizza sulle capacità di tutti i componenti della rete che orbita intorno al bambino. Infatti ripeto sempre di cercare l’aiuto del vicino di casa, del portiere, del negoziante perché anche se non conoscono le manovre possono chiamare il numero unico 112, aprire la porta, portarvi in ospedale. Un uomo ben più saggio di me diceva: “Quasi tutti gli uomini vivono fisicamente, intellettualmente o moralmente entro il cerchio d’una parte assai ristretta del loro essere potenziale. Fanno uso d’una piccolissima porzione della loro coscienza possibile e in generale delle loro risorse spirituali, più o meno come un uomo che contraesse l’abitudine di usare e muovere, del suo intero organismo, soltanto il dito mignolo. Situazioni d’emergenza e crisi ci dimostrano che possediamo risorse vitali assai superiori a quanto supponessimo.” (William James)

L’esperto risponde: “I nuovi genitori”

Percorso di sostegno alla genitorialità per genitori con figli adolescenti

Questo mese torna la rubrica “L’esperto risponde”, affidata alle dott.sse  Oddo, Giustarini, Savasta e Campana.

“Escono la sera, anche d’inverno, col freddo. Si muovono lungo i muri delle case. Entrano affiancati in un portone poco illuminato e si avviano verso un’aula disadorna, dove siedono altre persone simili a loro. Sono  una coppia di mezza età: lei è una bionda avvenente, lui un uomo dal tratto virile. Eppure sembrano vinti. Hanno un figlio adolescente ed escono la sera per parlare con altri, proprio di lui. Non lo capiscono, temono di ferirlo, che altri lo feriscano, che la scuola lo umili. Che lui stesso sia fragile, triste, debole o annoiato. Tornano dalla serata sollevati e abbattuti a un tempo. Non si sentono all’altezza. “Saremo in grado?” si chiedono, “ce la farà?”. Potrebbero ridere, litigare, fare l’amore, bere, andare al cinema o dormire, cogliendo l’occasione per pensare ai fatti loro. Ma non se la sentono. Sono genitori potenzialmente in crisi di una famiglia affettuosa. Il loro è un impegno full time*”.

La citazione che abbiamo voluto prendere in prestito in apertura ben si presta a descrivere gli ingredienti salienti del percorso di sostegno alla genitorialità che AIED Milano, da anni impegnata nel dialogo con gli adolescenti e le loro famiglie, ha proposto anche quest’anno.

Destinatari sono stati i genitori di figli adolescenti, padri e madri alle prese con una fase di svolta del ciclo di vita familiare, pieni di dubbi ed interrogativi. Genitori che avevano la voglia (ed un profondo bisogno, oseremmo dire) di non sentirsi soli, di confrontarsi all’interno di uno spazio a loro dedicato su tematiche e complessità tipiche dell’adolescenza.

Il percorso di sostegno alla genitorialità si è proposto, dunque,  l’obiettivo  di supportare i genitori nella loro difficile funzione, attraverso la condivisione di esperienze, la mobilitazione di risorse emotive  e l’accoglimento dei nodi problematici nello scambio con i figli.

Per il percorso sono stati previsti nove incontri di un’ora e mezzo, svoltisi da dicembre a giugno, in  assetto circolare, gruppale, tenuti da due conduttrici e due osservatrici silenti.

Il metodo degli autocasi, utilizzato durante gli incontri, ha fatto leva sulla potenza della narrazione e sul suo valore relazionale, consentendo al “portatore del caso” di rivedere la propria storia da un’angolazione del tutto nuova e più ricca e regalando agli altri membri del gruppo un apprendimento indiretto, attraverso una riflessione congiunta.

Anche quest’anno, il gruppo è divenuto uno spazio prezioso in cui fosse possibile sentirsi rispecchiati, ascoltare nell’altro parti  di sé .

In fase iniziale, si è lavorato sulla “creazione del gruppo”, ossia sulla possibilità di favorire lo sviluppo di una fiducia di base, di un clima accogliente e non giudicante, di una comunanza di intenti. I membri del gruppo hanno portato necessità diversificate, che andavano dalla richiesta di soluzioni e di risposte al bisogno di supporto, fino all’esigenza di comprendere quali corde interne l’esperienza della relazione col figlio avesse sollecitato, per approdare ad un nuovo assetto emotivo.

Nella fase centrale del percorso, ogni componente è diventato portatore di ipotesi, soluzioni e prospettive diverse ed, esprimendole, le ha poste a confronto con quelle altrui.

Le conduttrici hanno lavorato sui vissuti, a partire da ciò che i genitori raccontavano. Il focus del lavoro si è spostato, dunque, dall’adolescente al genitore; ciascun partecipante ha potuto riflettere sulle proprie difficoltà e paure rispetto alla possibilità di dismettere il ruolo precedente, di sperimentarsi come “genitore in metamorfosi” di un figlio anch’egli in cambiamento.

Una volta ridotta la preoccupazione di non essere all’altezza delle situazioni (“ forse non sono un buon genitore”, “qualsiasi strategia utilizzi, mi sembra di sbagliare”) ci si è resi via via conto che non fosse necessario arroccarsi sulle proprie posizioni (“sono tuo padre/tua madre e, come tale, devo essere obbedito/a”) maturando una nuova flessibilità.

Si è fatta strada nel gruppo la constatazione che, quasi sempre, una soluzione definitiva non esiste, che ciascuno dovesse trovare dentro di sé la propria risposta e che fosse legittimo e possibile tornare ad “esistere” come persona oltre che come genitore.

Si desidera ringraziare i genitori che, anche quest’anno, hanno preso parte al percorso con grande impegno e motivazione.

 

* Maggiolini, A., Pietropolli Charmet, G., 2004, Manuale di psicologia dell’adolescenza: compiti e conflitti, pag 137, Franco Angeli.

 

L’esperto risponde: “Relazioni e Sessualità”

Questo mese torna la rubrica “L’esperto risponde” affidata alle dott.sse Oluwadare e Di Giacomo.

sesssQual è l’età giusta per avere un rapporto sessuale?
Di cosa si occupa l’andrologo?
È vero che la masturbazione è dannosa per lo sviluppo?

Queste alcune delle domande che gli studenti del Liceo scientifico Einstein hanno posto alle psicologhe di Aied, durante una delle attività della cogestione, il cui tema era  “Relazioni e Sessualità”. Hanno partecipato all’incontro una cinquantina di ragazzi, prevalentemente maschi appartenenti alle classi prime e seconde. L’età dei partecipanti è in linea con i diversi studi che hanno rilevato che l’età del primo rapporto sessuale, in media, in Italia si attesta tra i 15 e i 16 anni. Per facilitare la comunicazione su un tema che spesso risulta difficile e genera imbarazzo, è stato chiesto ai ragazzi di scrivere le proprie domande, in forma anonima, su bigliettini che sono stati poi aperti in ordine
casuale. Concedere ai ragazzi l’anonimato ha agevolato il confronto e stimolato la partecipazione attiva. I contenuti dei quesiti hanno spaziato dalla contraccezione alla masturbazione, dalle malattie sessualmente trasmissibili ai sentimenti. Nonostante alcuni di loro si siano dichiarati sessualmente attivi e coinvolti in relazioni stabili (che durano da più di 4 mesi) molte informazioni riguardo alla sessualità, in loro possesso,
erano scorrette. I ragazzi, inondati di informazioni grazie al web e ai social network, credono di essere adeguatamente informati, ma incontri di questo genere mettono in evidenza le criticità dell’uso di internet soprattutto quando si tratta di sessualità.
I dati riportano che il 60% degli adolescenti italiani accede a materiale pornografico e che di conseguenza il modello pornografico diventa quello di riferimento anche per le prime esperienze sessuali. Anche durante questo confronto è emerso come per i ragazzi sia difficile distinguere la realtà dalla finzione, che non solo è priva di calore affettivo ma che in aggiunta non informa sulle difficoltà che si possono incontrare.
Il completamento dello sviluppo sessuale non sempre corrisponde ad una maturità emotiva e relazionale e questo punto è uno dei focus dei nostri interventi nelle scuole.
Non possiamo certo impedire agli adolescenti di sperimentare ciò che è naturale e che quindi li incuriosisce. Non possiamo augurarci un mondo senza internet, perché, nonostante il rischio che comporta, è uno strumento necessario e utile. In adolescenza, il comportamento sessuale non costituisce una condotta di per sé rischiosa; infatti, la
capacità di stabilire relazioni vede proprio nell’adolescenza un periodo di  apprendimento importante. Emergono però rilevanti rischi non solo fisici, ma anche psicologici quando un comportamento sessuale è troppo precoce, non protetto e attuato al di fuori di relazioni affettive paritarie. I rischi collegati a tale comportamento non riguardano soltanto le malattie sessualmente trasmesse, ma anche gravidanze
indesiderate, con tutto il loro carico di conseguenze emotive e fisiche. Fare prevenzione per Aied significa sicuramente evitare che le persone incorrano in situazioni potenzialmente pericolose o negative, ma anche promuovere le capacità dell’individuo di far fronte in modo positivo ai problemi e alle difficoltà che incontra. Evitare quindi che l’adolescente si ritrovi a scegliere, in assenza di capacità più elaborate sul piano cognitivo e sociale, una risoluzione emotiva immediata che gli consente di fuggire da problemi che non sa risolvere e, a volte, neanche esprimere. Possiamo, anzi dobbiamo, però scegliere di stare accanto agli adolescenti nell’esplorazione di emozioni, sentimenti, nella ricerca di un equilibrio relazionale giocando,
sperimentando e fallendo. Una corretta educazione alla sessualità e all’affettività rappresenta uno strumento importante per favorire lo sviluppo della persona in tutti gli aspetti coinvolti nella sessualità: fisici, cognitivi, emotivi, affettivi e sociali.

 

L’esperto risponde: “Conosciamo l’autostima: il lavoro di gruppo”

Per il mese di giugno affidiamo la nostra rubrica “L’esperto risponde” alla Dott.ssa Giulia Favaretto, Psicologa-Psicoterapeuta in formazione, che racconta del gruppo “Conosciamo l’autostima”.

autostimaSi è concluso da poco il gruppo “Conosciamo l’autostima” un corso di cinque incontri organizzato da AIED Milano. Una iniziativa che voleva essere un’occasione per conoscere qualcosa in più di sé stessi e così è stata. Si sente parlare spesso di Autostima e il più delle volte accostata alla parola mancanza. A pensarci bene una persona non manca mai di autostima, in quanto produciamo costantemente auto- valutazioni: è spesso come ci giudichiamo che ci fa vivere male il rapporto con noi stessi e gli altri. Così quei giudizi generalizzati che rivolgiamo a noi stessi influenzano negativamente le nostre esistenze; è possibile, invece, trasformare un dialogo negativo interno in un dialogo positivo interno che tenga conto anche delle eccezioni e dei contesti. Il viaggio ha consentito di riflettere su tematiche come “l’apprezzamento di sè”, “l’accettazione di limiti ed errori”, “l’affetto sincero per sé stessi” e “l’attenzione ai propri bisogni e l’importanza di comunicarli efficacemente all’altro”, passaggi sicuramente utili da considerare per concedersi nuove e valide possibilità relazionali. Un’ atmosfera di confronto che ha portato i partecipanti a mettersi in gioco, esplorando anche posizioni di cura dell’altro e, per rispecchiamento, di sè, riscoprendo potenze che talvolta, per varie ragioni, restano negate: “La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti oltre ogni limite (…) E’ la nostra luce, non la nostra ombra a spaventarci di più. E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolemente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri” (Mandela)

Al prossimo viaggio, vi terremo aggiornati!

L’Esperto risponde: AIED per Progetto Anacaona

La terza puntata della rubrica “L’esperto risponde” questo mese si concentra su il Progetto Anacaona svoltosi tra febbraio e marzo 2017 nell’ambito del seguente progetto regionale: “Comunità latinoamericana e istituzioni italiane unite per aiutare le donne ad uscire dal silenzio”. Il report che trovate di seguito è stato fatto da Sibilio Fernanda, Chiara Altamura , Ronke Oluwadare e Roberta Milazzo.

Gli incontri formativi coordinati da AIED per il progetto “Comunità Latino Americana e Istituzioni Italiane unite per aiutare le donne a uscire dal silenzio” si sono focalizzati sulla formazione dei funzionari consolari e delle promotrici sulla gestione della Relazione di Aiuto. La prima tappa di questo percorso è stata un’analisi e una condivisione del significato della parola violenza e delle reazioni emotive che l’argomento violenza può causare . Con tempi diversi nei due gruppi, la verbalizzazione e la narrazione delle emozioni di ciascun partecipante ha portato a creare un clima di rispetto, fiducia e partecipazione, fondamentale per il contesto di apprendimento. Il percorso è proseguito con l’accompagnare  il gruppo a dare spazio e nuovo senso ai propri vissuti e alle proprie esperienze, a iniziare a riconoscere e valorizzare proprie  risorse e propri  limiti. Comprendendo che l’accettazione e la rinnovata comprensione del proprio vivere e del proprio sentire sono il prerequisito chiave per l’accettazione e la comprensione dell’altro. La meta di questo percorso è stata rappresentata dalla presa di coscienza da parte del gruppo di un cambio di prospettiva e di uno nuovo apprendimento su come vivere e gestire una relazione di aiuto, sana per entrambi i componenti della relazione.I partecipanti si sono ‘portati a casa’ un minor senso di solitudine e di  responsabilità perchè ogni membro ha provato sulla propria pelle di far parte di una rete molto forte. Le coordinatrici AIED hanno riscontrato una attiva partecipazione durante tutti gli incontri, tanta attenzione, propositività e desiderio di fare rete. Lo stile di conduzione scelto ha rivestito un ruolo di facilitatore e testimone di un processo di apprendimento circa le capacità di ciascuno da utilizzare quando si ha a che fare con il tema della violenza .

Sottoriportati i Decaloghi che i due gruppi hanno costruito come piccola guida da interiorizzare per vivere al meglio la relazione d’aiuto.

Decalogo dei Funzionari

  1. Io sono qui per fornire opzioni alle persone
  2. Rispettare le scelte delle altre persone
  3. Il diritto di sentire  e di crearsi spazi di decompressione
  4. Gestire le emozioni
  5. Non sentirsi colpevole
  6. Mantenere alta la propria autostima e non lasciarsi coinvolgere dalla negatività dell’altro
  7. Leggere/Analizzare il proprio bisogno di dare senza limiti
  8. Condividere come modo di prendersi cura di sè e darsi valore
  9. Accettazione

Decalogo delle promotrici

  1. Fare rete (“Siamo dei canali”)
  2. Valorizzare l’altro
  3. Non pretendere l’altro faccia/pensi come noi (RISPETTO)
  4. Ascoltare come modo per dare importanza all’altro
  5. Accettare l’altro
  6. Attenzione a come ci sentiamo noi
  7. Aspettare/Dare tempo all’altro
  8. Stabilire dei confini
  9. Non giudicare/Non criticare
  10. Non assillare/Non fare pressione/Non indagare troppo
  11. Non sostituirsi
  12. Attenzione al linguaggio non verbale (il nostro e il loro)
  13. Essere chiari, leali e franchi
  14. Essere umili (“Io sono accanto a te, siamo insieme”)
  15. Non esercitare il potere del ruolo (“Non ne so più di te”)
  16. Non fare false promesse/Non illudere
  17. Tutelarci /Riconoscere i propri limiti
  18. Non farsi coinvolgere
  19. Empatia/ Rispecchiamento/Fragilità

Il riferimento alla componente culturale sulla Violenza può essere sintetizzato dallo schema qui riportato :

cultura

 L’esperto risponde: “Educazione alla sessualità e all’affettività” il progetto Aied nelle scuole di Milano

educazione-sessuale1La seconda puntata della nostra nuova rubrica “L’esperto risponde” questo mese abbiamo deciso di affidarla alla  dott.ssa Altamura Chiara, psicologa-Psicoterapeuta in formazione presso Aied Milano. Nel suo articolo ci racconta il progetto “Educazione alla sessualità e all’affettività” svoltosi nelle scuole di Milano.

“Il percorso ha coinvolto tutte le classi del secondo anno e si è articolato in due incontri di due ore ciascuno. Il primo incontro è stato condotto da un’ostetrica e una psicologa ed ha fornito informazioni specifiche riguardanti il ciclo mestruale, l’apparato genitale maschile e femminile, le malattie sessualmente trasmissibili, i metodi contraccettivi, i metodi d’emergenza, l’interruzione di gravidanza, la fertilità e le disfunzioni dell’apparato genitale maschile.

Il secondo incontro è stato condotto da due psicologhe (di cui una già presente al primo incontro) e si è focalizzato sul riconoscimento del legame tra sfera affettiva e sessualità, affrontando nel dettaglio le seguenti tematiche: l’innamoramento e la coppia, la comunicazione in famiglia in merito al tema dell’affettività e della sessualità, masturbazione, identità di genere, orientamento sessuale, stereotipi di genere, interruzione di gravidanza, legalità nella sessualità e prime esperienze sessuali.

In tutte le classi sono stati trattati i vari argomenti in maniera completa, ma ogni classe ha avuto una dimensione propria, per cui le operatrici hanno accolto le richieste degli alunni e si sono focalizzate maggiormente su alcune tematiche specifiche differenziandosi classe per classe.

Nel complesso i ragazzi si sono mostrati sin da subito interessati all’argomento e partecipi nel porre domande e chiedere informazioni aggiuntive. Durante i primi incontri è emersa una pregressa conoscenza circa alcuni metodi contraccettivi (soprattutto il profilattico), le malattie sessualmente trasmissibili, il ciclo mestruale e l’apparato riproduttivo maschile e femminile. Nonostante ciò, i ragazzi hanno chiesto molte informazioni sull’utilizzo di alcuni contraccettivi che non conoscevano (cerotto ormonale, anello vaginale e spirale) e su alcune malattie sessualmente trasmissibili a loro meno note (candida, herpes genitale, sifilide). Una maggiore disinformazione pregressa si è riscontrata circa i metodi di emergenza, l’interruzione di gravidanza e la perdita della verginità. In una classe i ragazzi hanno chiesto di parlare di circoncisione, aborto spontaneo e rottura dell’imene.

Per quanto riguarda le tematiche affrontate durante i secondi incontri, è emerso che i ragazzi non si sentono sempre liberi di parlare di sessualità, in una classe è stato particolarmente difficoltoso attivare una riflessione di gruppo, in quanto i ragazzi si sono mostrati molto inibiti e timorosi nell’affrontare questo argomento. Molti vivono l’argomento come un tabu, soprattutto in famiglia, (anche se una minoranza di loro dichiara di parlarne tranquillamente con i genitori), ne parlano spesso con i coetanei, che però non sempre forniscono risposte adeguate alle loro richieste. Internet risulta la fonte più utilizzata per la ricerca di informazioni circa sessualità e affettività.  Anche il tema della masturbazione si affronta con difficoltà, soprattutto per le ragazze che si sentono giudicate e non libere di esprimere le proprie pulsioni sessuali. In molte classi questo argomento ha dato il via a riflessioni molto interessanti sugli stereotipi, in una classe i ragazzi hanno citato momenti storici che hanno portato a cambiamenti culturali che hanno profondamente modificato il ruolo delle donne e degli uomini. Si riscontra anche una grande confusione circa la perdita della verginità. In molte classi i ragazzi hanno dichiarato che è possibile perdere la verginità con la masturbazione. Queste affermazioni hanno permesso di riflettere insieme su questo argomento, arrivando a considerare anche l’aspetto psicologico della perdita della verginità.

Per quanto riguarda l’orientamento sessuale e l’identità di genere, emerge una grande apertura sull’argomento. I ragazzi si attivano molto ed espongono diverse riflessioni. La maggior parte di loro considerano l’omosessualità al pari di qualsiasi altro orientamento sessuale, e non mostrano pregiudizi al riguardo. In una classe alcuni ragazzi chiedono di approfondire la tematica delle adozioni e del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Nell’affrontare le tematiche inerenti soprattutto alla sfera affettiva, è emerso che i ragazzi vivono la sessualità come intrinsecamente legata all’affettività. Per la maggior parte di loro i rapporti sessuali non possono essere slegati dalla componente affettiva poiché la fiducia è una componente indispensabile per la sessualità e la si crea solamente tramite un rapporto affettivo profondo. In alcune classi le ragazze hanno espresso il timore di perdere la relazione affettiva dopo il primo rapporto sessuale.

Per concludere, gli interventi hanno permesso di fornire ai ragazzi maggiori informazioni e, nonostante alcune conoscenze pregresse, i ragazzi stessi hanno dichiarato di avere ricevuto informazioni nuove e di aver chiarito alcuni dubbi sulle conoscenze già acquisite. Molto interesse è stato mostrato anche verso i temi riguardanti l’affettività, argomenti che i ragazzi sentono molto vicini a loro, ma di cui difficilmente parlano.

A conclusione del percorso, abbiamo somministrato dei questionari di gradimento, strumento di valutazione per noi indispensabile per migliorare i nostri interventi.

I risultati ottenuti, volti a promuovere responsabilità e educazione alla prevenzione, ci confermano e ci sostengono nella necessità e utilità dei nostri interventi.”

L’esperto risponde. “Cos’è la follia? La follia è la normalità”

Oggi inauguriamo una nuova rubrica, L’esperto risponde, in cui ogni mese vi proporremo spunti utili a riflettere sulle diverse tematiche che il nostro centro affronta ogni giorno.

Il primo contributo lo affidiamo al dottor Fabio Tognassi che durante l’incontro “La valutazione: bambini e genitori nell’era della performance” tenutosi lo scorso 16 febbraio presso la nostra sede, ha approfondito, tra le diverse cose, anche il tema della follia.