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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Autore: aiedmilano (del04/06/2007alle ore 07:55:45),in Massaggio Infantile
Non si tratta di una tecnica, ma di un modo di stare col proprio bambino. È un'antica tradizione presente nella cultura di molti Paesi, che si sta diffondendo nel mondo occidentale. La clinica e recenti ricerche confermano l'effetto positivo del massaggio sullo sviluppo e la maturazione del bambino a diversi livelli. Il massaggio è semplice (ogni genitore può apprenderlo facilmente) e flessibile (ogni genitore può adattarlo alle esigenze del bambino, fin da piccolo e durante le diverse fasi della sua crescita).

Il massaggio:
• favorisce uno stato di benessere nel bambino;
• aiuta il bambino a scaricare e dare sollievo alle tensioni provocate da situazioni nuove, stress o piccoli malesseri;
• favorisce il rilassamento del bambino;
• stimola, fortifica e regolarizza il sistema circolatorio, respiratorio, muscolare, immunitario e gastro-intestinale, prevenendo e dando sollievo alle coliche intestinali;
• può essere d'aiuto nei disturbi del ritmo sonno-veglia;
• favorisce nel bambino il legame di attaccamento e rafforza la relazione genitore-bambino;
• nutre e sostiene nell'arte di essere genitori.

Con il massaggio possiamo accompagnare, proteggere e stimolare la crescita e la salute del nostro bambino. È un mezzo privilegiato per comunicare ed essere in contatto con lui.

SEI UNA NEOMAMMA O STAI PER DIVENTARLO? UNA TUA AMICA STA PER AVERE UN BAMBINO? CHIAMACI O SCRIVI UNA MAIL (02.66714156, info@aiedmilano.com) PER PARTECIPARE GRATUITAMENTE AL CORSO DI MASSAGGIO INFANTILE CONDOTTO DA UNA INSEGNANTE AIMI PRESSO IL NOSTRO CONSULTORIO.

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Autore: aiedmilano (del04/06/2007alle ore 07:56:01),in Lavoro e Maternità
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Autore: aiedmilano (del04/06/2007alle ore 07:57:21),in Corsi di Preparazione al Parto e Post-Partum

L'ATTESA E LA NASCITA

L'Aied offre due percorsi: uno indicato per le future mamme, comprensivo di corso preparazione al parto e post-partum, uno dedicato alle neomamme e ai neopapà.

Eccoli di seguito.

CORSI DI PREPARAZIONE AL PARTO E
POST-PARTUM

Avere un figlio è un evento importantissimo nella vita di una donna, di una coppia, di un gruppo familiare

Il corso è rivolto alle gestanti e ai loro partners dal 7° mese di gravidanza e alla coppia genitoriale dopo il parto.
Sono previsti 8 incontri di un'ora ciascuno prima del parto.

È nato, e adesso?

È il momento di fare conoscenza con tuo figlio, che hai ospitato dentro di te per nove mesi e che ora è un individuo autonomo, con una sua personalità e tante piccole e grandi esigenze tutte da soddisfare.
Niente paura: un poco di esperienza e qualche consiglio utile ti permetteranno di affrontare il tuo nuovo ruolo con allegria e serenità.

Sono previsti 4 incontri dopo il parto, tenuti da una ostetrica professionista.

CORSO POST-PARTUM

Insegnando imparerai e imparando insegnerai (Phil Collins)

Il corso di accompagnamento al post parto proposto dagli specialisti dell'Aied si caratterizza come un accompagnamento medico e psicologico ma anche esperienziale alla donna e al suo partner divenuti genitori.

Tale percorso ha come obiettivo principale quello di fornire uno spazio di ascolto e condivisione dei vissuti emotivi emergenti da quando il neonato è entrato a tutti gli effetti a far parte della famiglia, ma anche di aiuto ad un precoce intimo contatto dei genitori col bambino attraverso il massaggio.

Inoltre vengono liberamente accolte in incontri liberi le nuove problematiche che vengono poste alla vita di coppia della cui realtà viene a far parte uno o più neonati.

Il corso è tenuto da una ginecologa e una psicologa, in co-conduzione e si rivolge ad un piccolo gruppo di mamme (max 4-5 persone) e i loro partners con i bambini

Il percorso si articola in 4 incontri di un'ora e 1/2 , a cadenza settimanale.

Gli incontri si suddividono in:

• fase iniziale di informazione medico-sanitaria

• fase di breve introduzione degli argomenti di discussione

• fase di confronto e scambio nel gruppo

• fase conclusiva di sintesi e restituzione dell'incontro stesso

A supporto dell'intervento verranno proposti brani di filmati sul post partum e l'allattamento e verranno fatte delle esercitazioni di massaggio.

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Autore: aiedmilano (del04/06/2007alle ore 07:57:59),in Percorso Aied Post Ivg

Le donne che richiedono interruzione volontaria di gravidanza vengono accompagnate e assistite in un percorso che si rivela critico per diverse ragioni. Il modo in cui è stato strutturato tale percorso in AIED ha la finalità di ridurre quella criticità che deriva dai sentimenti di solitudine ed auto-colpevolizzazione in cui può incorrere una donna che richiede un’interruzione di gravidanza.

Lo stesso giorno in cui l’utente viene in Consultorio per la visita ginecologica che permette la certificazione dello stato di gravidanza, le viene proposto un colloquio gratuito con la psicologa. Il tipo di relazione che la psicologa propone all’utente è di ascolto non giudicante ed ha l’obiettivo di facilitare l’espressione delle emozioni e delle motivazioni di una scelta sempre e comunque dolorosa. Sono possibili altri colloqui nel periodo che precede l’intervento, altrimenti l’utente sarà vista dalla psicologa il giorno stesso in cui tornerà in consultorio per la visita ginecologica di controllo, a distanza di una settimana dall’intervento.

Durante i colloqui la psicologa fornisce tutte le informazioni di cui necessita l’utente, sostiene la capacità di auto-determinare il proprio percorso di scelta e valuta insieme a lei la presenza di risorse personali e relazionali che permettono di fronteggiare l’evento critico. Al termine del primo ciclo gratuito di colloqui (in genere non più di 4) viene proposto un progetto per il futuro che potrebbe tradursi, a seconda dei casi, in un altro ciclo di colloqui individuali a pagamento, oppure nella frequentazione dei gruppi gratuiti come ad esempio il gruppo per il miglioramento dell’autostima. Se l’utente non desidera o non ha la possibilità di frequentare gruppi o di intraprendere un percorso psicologico individuale, la psicologa che l’ha seguita si impegna nel monitoraggio delle condizioni di benessere psicofisico dell’utente previa autorizzazione da parte della stessa.

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Autore: aiedmilano (del04/06/2007alle ore 07:58:29),in La pillola del Giorno Dopo
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Autore: aiedmilano (del04/06/2007alle ore 07:59:02),in Menopausa

LA MENOPAUSA

Cos'è

Menopausa significa fine delle mestruazioni ma la loro scomparsa è soltanto uno dei segni più evidenti della menopausa, non certo quello più importante.

Cosa succede

Alla cessazione della funzione ovarica, e quindi della fertilità, si accompagna una considerevole caduta degli estrogeni, accompagnata dalla perdita di oltre il 50% degli androgeni, il che comporta significativi cambiamenti dell'umore e un calo del desiderio sessuale.

Quando inizia

In Italia l'età in cui le donne entrano in menopausa è intorno ai 50-52 anni. Si definisce menopausa prematura (o precoce) quando si verifica prima dei 40 anni.

Per postmenopausa si intende il periodo che segue l'ultima mestruazione.

Mentre con il termine transizione menopausale si indica la fase che precede l'ultima mestruazione in cui le irregolarità mestruali sono aumentate.

La transizione menopausale rappresenta un periodo molto complesso nella vita di una donna, sia sotto il profilo biologico-ormonale che psicologico-comportamentale.

Sotto il profilo ormonale è caratterizzato da imprevedibili fluttuazioni della funzionalità ovarica, livelli di estrogeni più elevati, tassi ridotti di progesterone e frequenti cicli mestruali.

I disturbi

L'arrivo della menopausa rappresenta per ogni donna un momento più o meno traumatico. Ecco quali sono i disturbi e i malesseri più comuni che si accompagnano alla menopausa:

• vampate di calore;
• insonnia;
• incontinenza urinaria;
• secchezza vaginale;
• cistiti;
• dolori muscolari

In questo periodo è possibile anche notare l'insorgere di episodi di ansia, depressione e sbalzi di umore. Tali sintomatologie sembrano rispondere positivamente alla terapia sostitutiva.

La depressione in menopausa

Oltre alle cause biologiche legate agli episodi depressivi, ce ne sono altre di natura psicosociale, come l'insicurezza derivante dallo sfiorire dell'avvenenza fisica, la perdita della funzione riproduttiva e del ruolo protettivo nei confronti dei figli.

Tutto ciò contribuisce a determinare un crollo dell'autostima.

Le vampate di calore

Circa due terzi delle donne in menopausa presentano vampate di calore.

Fumo e scarsa attività fisica possono rendere questi episodi più persistenti e duraturi, ma l'intensità delle vampate di calore legate alla menopausa risente anche di fattori psicologici ed emotivi.

Studi clinici hanno evidenziato come l'utilizzo di un placebo sia in grado di ridurre la frequenza, la durata e la gravità delle vampate di calore nel 30% dei casi.

Per questo è importante parlare con un terapeuta dei disturbi legati a questo periodo, variare la dieta, modificare il proprio stile di vita e imparare a rilassarsi. Tutti questi piccoli passi possono migliorare l'accettazione dei disturbi legati alla menopausa.

L'osteoporosi

L'osteoporosi è una patologia delle ossa, causata da una diffusa demineralizzazione

L'80% dei soggetti con osteoporosi è costituito da donne in post-menopausa.

Terapia ormonale sostitutiva

La terapia sostitutiva è un trattamento farmacologico a base di quegli ormoni prodotti normalmente dalle ovaie nelle donne in periodo fertile. Durante la menopausa la produzione di questi ormoni diminuisce e la terapia ormonale corregge questa carenza.

La terapia ormonale sostitutiva può essere utile per il trattamento di sintomi che possono provocare disagi e malesseri, ma la decisione di cominciare la terapia ormonale sostitutiva deve dunque essere valutata con il proprio ginecologo, dopo una visita, tenendo conto delle esigenze personali, dei benefici e dei rischi, ma anche dei dosaggi e della forma di somministrazione (pillola, cerotto o altro) più adatti.

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Autore: aiedmilano (del04/06/2007alle ore 07:59:14),in FAQ sul Sesso
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Autore: aiedmilano (del04/06/2007alle ore 07:59:30),in Metodi Anticoncezionali

METODI ANTICONCEZIONALI

Con il termine contraccezione si fa riferimento all’insieme delle tecniche anticoncezionali, ossia di tutti i mezzi per evitare la gravidanza: preservativo, metodi ormonali, diaframma, spirale.

Il coito interrotto non è un metodo contraccettivo.

I metodi naturali comprendono il metodo della temperatura basale, l’Ogino Knaus e l’analisi del muco cervicale (ma questi, più che per evitare una gravidanza vengono usati per conoscere il periodo più fertile e quindi avere più probabilità di avere un figlio).

Infine ci sono anche due metodi irreversibili che sono chirurgici: la legatura tubarica e la vasectomia (nell’uomo).

IL PRESERVATIVO

Se usato correttamente e cioè prima di iniziare la penetrazione e per tutta la durata del rapporto sessuale, il preservativo (o condom, o profilattico) è l’unico metodo che protegge dalle malattie sessualmente trasmissibili e dall’HIV.

Formato da una sottile guaina di lattice si adatta perfettamente alla forma del pene ed è coperto di sostanze lubrificanti.

I METODI ANTICONCEZIONALI ORMONALI:
PILLOLA, CEROTTO, ANELLO VAGINALE

Gli anticoncezionali ormonali sono la pillola, il cerotto transdermico e l’anello vaginale.

La pillola

Ha un’efficacia contraccettiva del 100%, se correttamente assunta.

È un farmaco e contiene due ormoni: il progesterone e l’estrogeno; inibisce l’ovulazione, altera il muco cervicale e l’endometrio.

Va assunta tutti i giorni e alla stessa ora.

Il cerotto transdermico

È un sottile cerotto che contiene un progestinico e un estrogeno e ne rilascia la dose giornaliera necessaria.

Si applica un cerotto alla settimana per tre settimane. Sostituendo quello vecchio con quello nuovo lo stesso giorno della prima applicazione.

Ad esempio il primo cerotto viene messo lunedì. Il lunedì successivo si toglie e si mette quello nuovo. Dopo tre lunedì si resta senza cerotto – ma ugualmente protetti da gravidanze indesiderate – per una settimana.

Si applica sulla pelle asciutta di natiche, addome o spalle e resiste anche in acqua.

L’anello vaginale

L’anello vaginale è un contraccettivo ormonale ad uso vaginale che serve a bloccare l’ovulazione. Ha la forma di un anello trasparente e flessibile; fatto di materiale atossico va inserito in vagina dove si adatta alle caratteristiche anatomiche di ogni donna. Questo anello rilascia giornalmente una bassissima dose di ormoni.

Come si inserisce

Mettere e togliere l’anello è semplice, basta scegliere una posizione confortevole e comprimerlo tra indice e pollice inserendolo in vagina fino a raggiungere una posizione comoda, l’anello va utilizzato per 3 settimane consecutive, poi andrà rimosso per un intervallo di una settimana nella quale comparirà la regolare mestruazione, trascorso l’intervallo di riposo si inserisce un nuovo anello.

Date le caratteristiche anatomiche della vagina (la parte superiore è scarsamente innervata) è improbabile che l’anello possa creare dei fastidi, l’espulsione spontanea dell’anello è un evento molto raro ma se dovesse accadere basta sciacquarlo con acqua tiepida e reinserirlo, se rimane fuori dalla vagina per più di 3 ore l’efficacia si può ridurre, va reinserito ma si deve usare un altro metodo contraccettivo di barriera per i 7 giorni successivi.

LA SPIRALE

La spirale è un dispositivo posizionato all’interno dell’utero e lasciato in sede per alcuni anni; all’estremità cervicale fuoriesce il filo spia.

La spirale (o IUD) viene inserita dal ginecologo verso la fine del periodo mestruale; è necessario un controllo periodico a 1-2 mesi dall’inserimento.

Essendo un corpo estraneo, attiva un processo che ha doppia funzione: da una parte ostacola la risalita degli spermatozoi, dall’altra dovrebbe impedire l’impianto di un eventuale embrione (efficacia contraccettiva del 90%).

I possibili effetti collaterali sono la possibilità di flusso mestruale più abbondante e talvolta più doloroso del solito, la comparsa di spotting e talvolta infezioni pelviche che possono interessare le tube e in casi rari causare sterilità.

Anche per questo motivo, la spirale non è consigliata a donne giovani o che non hanno mai avuto figli.

IL DIAFRAMMA

Il diaframma è una coppa di materiale gommoso, montato su una molla flessibile circolare, che si applica in vagina davanti al collo dell' utero prima del rapporto sessuale e fino 6 ore dopo.

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Autore: aiedmilano (del04/06/2007alle ore 08:00:03),in Corso di Educazione Sessuale
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Autore: aiedmilano (del04/06/2007alle ore 08:00:24),in HPV

HPV (HUMANA PAPILLOMA VIRUS)

Con la denominazione Humana Papilloma Virus (HPV) si indica una famiglia di virus di cui, sino ad oggi, si conoscono oltre 150 sottotipi.

L’infezione da Hpv è la malattia sessualmente trasmessa più diffusa nel mondo: i microtraumi dei tessuti legati al rapporto permettono al virus di superare le nostre barriere difensive e, quindi, di infettare le cellule di zone con maggiore fragilità epiteliale (collo uterino, piccole labbra, vestibolo vaginale ed ano). Ma il virus vive anche fuori dell’organismo e si può diffondere attraverso asciugamani, biancheria intima, ecc...

È possibile trasmettere il virus anche attraverso il sesso orale.

Questo virus ha la capacità di indurre una trasformazione neoplastica delle cellule infettate a livello del collo dell’utero.

La latenza dell’infezione è variabile per cui non è possibile stabilire quando questa si è instaurata. Dopo un periodo di incubazione che può oscillare tra uno e 8 mesi, il sistema immunitario dell’organismo ospite attiva una riposta difensiva che può tradursi in una remissione clinica (guarigione dei sintomi), in malattia conclamata o persistenza del virus.

La maggior parte delle infezioni da Hpv vengono eliminate dall’organismo circa 9 mesi dopo l’infezione iniziale. In caso contrario la persona sviluppa un’infezione persistente o ricorrente. È stato dimostrato che un’infezione da HPV persistente aumenta il rischio relativo di sviluppare una lesione di alto grado.

L’infezione latente e la durata lunga e sconosciuta dell’incubazione sono due elementi che rendono impossibile l’incriminazione del partner sessuale.

L’esame del partner sessuale è consigliabile ma non indispensabile per la gestione delle verruche perché il ruolo della reinfezione è probabilmente minimo. Tuttavia, i partner sessuali di donne con verruche genitali possono essere visitati per stabilire la presenza di verruche genitali o altre infezioni sessualmente trasmissibili.

In ogni caso, poiché il trattamento delle verruche genitali probabilmente non elimina l’infezione da HPV, le pazienti e i loro partner devono sapere che si può rimanere infetti anche se le verruche sono scomparse.

La maggior parte delle ricerche non dimostra sostanziali benefici dall’uso del condom nel prevenire la trasmissione del virus (il virus non si trasmette attraverso il sangue o altri fluidi, come lo sperma). Tuttavia, l’evidenza clinica suggerisce che l’uso regolare del condom aumenta il tasso di guarigione ed è, quindi, opportuno consigliare l’uso del condom finché le verruche non siano scomparse.

Inoltre, l’uso del condom è raccomandato soprattutto con nuovi partner sessuali per proteggersi contro altre malattie sessualmente trasmissibili. I rapporti sessuali occasionali devono essere protetti. Infatti, l’infezione viene solitamente contratta da uomini e giovani donne.

Persone clinicamente guarite dall’infezione da HPV potrebbero essere dei portatori e nascondere un’infezione latente, costituendo quindi una possibile fonte di contagio per i partner presenti e futuri. Il condom, dunque, può essere un strumento addizionale di prevenzione da inserire in un quadro generale di riduzione del rischio basato sui comportamenti sessuali.

Le lesioni da HPV si presentano con condilomi (escrescenze carnose simili a piccole verruche) che possono manifestarsi a livello cervico-vaginale o a livello vulvare.

Lo scopo primario del trattamento delle verruche genitali è l’eliminazione delle manifestazioni dell’HPV anche se spesso asintomatiche (ma possono anche essere dolorose o dare prurito).

Il trattamento può esitare in un stato clinicamente guarito, ma l’infezione virale sottostante può o meno persistere. Poiché le verruche non rappresentano l’intera carica virale, l’eliminazione delle verruche esterne visibili può non diminuire l’infettività. Siti interni e tratti di cute clinicamente normali possono agire come serbatoio per l’infezione da HPV.

Se non trattate, le verruche possono risolversi spontaneamente (il 20 % in sei mesi), restare inalterate, oppure aumentare in numero e dimensioni. Raramente progrediscono verso un cancro. Se le verruche non si presentano l’anno seguente il trattamento, il rischio di trasmissione dell’HPV è basso.

Oggigiorno non esiste nessun trattamento ideale per tutte le pazienti o tutte le verruche.

Possiamo distinguere due tipi di trattamento:

• trattamenti auto-applicanti. Includono soluzioni chimiche che distruggono le verruche. Le pazienti devono essere in grado di identificare e raggiungere le verruche e seguire accuratamente le istruzioni per l’applicazione;

• trattamenti effettuati direttamente dal medico: Podofillina, Iquimod, Crioterapia, Acido tricloroacetico, Diatermocoa- gulazione, Laser.

Il PAP TEST è un valido strumento diagnostico dei tumori del collo dell’utero, poiché segnale anche quelle alterazioni cellulari che non possono essere diagnosticate con una visita ginecologica, per quanto accurata, e che spesso non danno disturbi.

Il pap test consiste nell’esame al microscopio delle cellule raccolte dal collo dell’utero e dal canale cervicale che vengono strisciate su un vetrino e, poi, analizzate al microscopio. Ciò permette di individuare eventuali alterazioni (dalle infiammazioni alle lesioni pretumorali o tumorali).

Nei casi in cui l’esito del pap test segnali displasie, occorre rivolgersi al medico che consiglierà ulteriori accertamenti come la colposcopia o la biopsia.

La COLPOSCOPIA è l’osservazione del collo dell’utero con mezzo ottico di ingrandimento ed una fonte di luce che permette un’ottima osservazione del campo.

Il collo dell’utero viene deterso con una soluzione e toccato con due liquidi (uno dei quali può bruciare un po’) che evidenziano le alterazioni virali e le zone dove è presente una lesione. In caso di immagine patologica, si esegue una biopsia. Con una apposita pinza si prende un piccolissimo frammento di tessuto in modo pressoché indolore o, al peggio, con un fastidio uguale ad un pizzicottino. Dal risultato istologico si decide coda fare.

IN SINTESI

Ricorda, dunque, che:

• trattamenti auto-applicanti. Includono soluzioni chimiche che distruggono le verruche. Le pazienti devono essere in grado di identificare e raggiungere le verruche e seguire accuratamente le istruzioni per l'applicazione;

• trattamenti effettuati direttamente dal medico: Podofillina, Iquimod, Crioterapia, Acido tricloroacetico, Diatermocoagulazione, Laser.


Per ulteriori informazioni sull'infezione da Hpv e su modi e tempi della vaccinazione rivolgersi ai medici dei consultori AIED.
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