Prelievo citologico e Pap-test

Il PAP TEST consiste nell’esame al microscopio delle cellule raccolte del collo dell’utero e dal canale cervicale. Guardandole al microscopio, è possibile distinguerne facilmente i particolari e dire se esse sono normali oppure alterate.

Le alterazioni possono essere le più banali, come l’infiammazione, ma possono anche indicare la presenza di lesioni pretumorali o tumorali che, se individuate precocemente, vengono oggi curate con ottimi risultati senza pregiudicare la futura fertilità della donna e la qualità della sua vita.

Il PAP TEST è, quindi, un valido strumento per la diagnosi e precoce dei tumori del collo dell’utero, poiché segnala anche quelle alterazioni cellulari che non possono essere diagnosticate con una visita ginecologica e che spesso non danno disturbi.

Inoltre, il PAP TEST segnala la presenza di batteri, funghi (come la candida), trichomonas (microrganismo che causa vaginite), virus e, dunque, essere utilizzato anche come efficace aiuto per la diagnosi e la terapia delle infezioni vaginali più frequenti e comuni.

Il PAP TEST è un esame semplice, indolore e di rapida esecuzione. Consiste nel prelievo delle cellule che si sfaldano continuamente dal collo dell’utero.

Per una buona riuscita del PAP TEST è importante:

  • non essere in periodo mestruale;
  • non aver introdotto in vagina candelette, ovuli, lavande interne per almeno 48 ore prima del prelievo;
  • non aver avuto rapporti per almeno 48 ore prima.

Si può fare il PAP TEST sia quando la donna è in gravidanza sia quando ha la spirale.

La classificazione del PAP TEST comprende essenzialmente tre categorie:

  • negativo, di prima o seconda classe (o infiammatorio). Sono entrambi nella completa normalità;
  • displasie , lieve (CIN1), media (CIN2), grave (CIN3). In questo caso occorre rivolgersi al medico che potrà consigliare ulteriori accertamenti, come la colposcopia e la biopsia;
  • cellule tumorali maligne.

Il referto completo segnala anche la presenza o meno di infezioni vaginali e il tipo di agente infettante. Sarà compito del ginecologo valutare se necessario prescrivere una adeguata terapia (ovuli, candelette, lavande, pastiglie) che, in certi casi, dovrà seguire anche il partner.